ALVEARE

Il romanziere Tom Wolfe usava l’espressione “l’alveare” per riferirsi alla frenetica vita sociale di New York, ma la metafora dell’alveare funziona altrettanto bene per qualsiasi grande agglomerato umano. Nel XXI secolo la lunga storia del predominio rurale si è definitivamente conclusa: per la prima volta in 200.000 anni di esistenza dell’homo sapiens, nei centri urbani vivono più persone che al di fuori di essi. Gli organismi urbani sempre più grandi che abbiamo sviluppato non sono solo alveari passivi di vita quotidiana, ma alveari attivi di apprendimento, produzione e pensiero. Anche i fotografi sono abitanti delle città e si dilettano con le suggestioni visive offerte dall’incessante flusso e riflusso della folla.

5 | Alveare

Pablo López Luz

Vista Aerea de la Ciudad de Mexico, XIII

2006

dalla serie Terrazo

Courtesy L’artista

Nel ventunesimo secolo, miliardi di persone nel mondo vivono nelle città e quasi 240 milioni di persone vivono nelle dieci città più grandi del mondo. La sesta megalopoli più grande è Città del Messico, con una popolazione di circa 22 milioni di abitanti. Come fa un fotografo a evocare numeri così sbalorditivi in una sola immagine? Nel caso di Luz, lo fa dall’alto. A perdita d’occhio, onde di umanità si riversano sul paesaggio. Negandoci un orizzonte, Luz amplifica la suggestione di un infinito mare urbano.

6 | Alveare

Michael Wolf

Architecture of Density #91

2006

dalla serie Architecture of Density

Courtesy M97 Shanghai

Michael Wolf era noto per le sue fotografie di grandi città asiatiche come Hong Kong, con i loro imponenti progetti abitativi e la densa interazione sociale che suggeriscono tensione sociale, se crisi vera e propria. Wolf suggerisce una visione del futuro per tutti gli esseri umani mentre ci avviciniamo ai dieci miliardi nel 2050. Anche se la logica spietata, l’ordine e la razionalità predominano nei nostri piani urbanistici di abitazioni di massa, Wolf trova la bellezza nelle loro facciate simili a scogliere. Uno sguardo più attento alle sue immagini suggerisce persino un senso di piacere derivante dall’estetica che noi umani non possiamo fare a meno di applicare neppure sulle strutture più banali.

7 | Alveare

Candida Höfer

Augustiner Chorherrenstift Sankt Florian III 2014

2014

Courtesy L’artista e Galerie Thomas Zander, Colonia

La biblioteca di Höfer dell’Abbazia Augustiner Chorherrenstift a St Florian, Austria, risalente all’anno 819, può sembrare una strana scelta per una mostra sulla civiltà del XXI secolo. Ma questa biblioteca ci ricorda che la nostra civiltà attuale spesso valorizza, incarna e conserva la saggezza del passato – o la ignora a suo rischio e pericolo. Ciascuno dei 150.000 volumi di questa biblioteca, conservati per tre secoli, può essere considerato un mattone della nostra civiltà planetaria in evoluzione. In essi sono conservate le chiavi storiche delle scienze e delle tecnologie, delle arti e delle filosofie che hanno guidato lo sforzo umano collettivo da quando la storia umana ne abbia memoria.

8 | Alveare

Cyril Porchet

Senza Titolo

2014

dalla serie Crowd

Courtesy L’artista

Porchet ha scelto di non intitolare la sua incredibile scena di folla (appartenente alla serie che raffigura folle enormi, nessuna delle quali ha un titolo), dove gli esseri umani vestiti in modo colorato ma garbato sciamano come insetti. “Guardate e meravigliatevi”, sembra dire l’artista. I colori vibranti suggeriscono che stiamo assistendo a una celebrazione, forse un rito religioso, mentre le correnti vorticose sono la prova di un’eccitazione condivisa. Non è visibile l’infrastruttura dell’evento: i permessi, i controlli della polizia, gli operatori sanitari e la fornitura immediata di cibo e acqua. Queste forze, incaricate di mettere ordine nella civiltà, consentono grandi espressioni di massa e spontaneità in sicurezza.

9 | Alveare

Massimo Vitali

CEAGESP Sao Paulo Analog Digital Diptych, (qui esposta: Lightjet print)

2012

Courtesy L’artista

In un mondo che celebra sempre di più l’individualismo, Massimo Vitali si interessa prima di tutto alla vita collettiva: folle che si rilassano sulle spiagge o che si ammassano su una pista da ballo. E, come vediamo qui a San Paolo, persone che comprano e rivendono beni di prima necessità. Lil grande formato delle immagini di Vitali premiano gli spettatori che sono disposti a guardare attentamente: al di là del puro piacere del colore, della forma e della consistenza tumultuosa, si notano degli incontri sociali, come un venditore che lancia un’anguria a un altro. “La mia fotografia nasce da situazioni di vita ordinaria, concreta, ma anche dalla profonda curiosità che nutro per le persone, per quello che fanno e per come pensano”.

11 | Alveare

Alfred Ko

A walk in the Park – Central

2015

Courtesy L’artista

Ko ha fatto della città l’oggetto dei suoi studi per molti anni, e ammette di essere incantato dall’architettura coloniale invecchiata, dai suoi edifici e dai suoi monumenti, così come dai colori abbaglianti della città. Allo stesso tempo vede la sua corsa sfrenata allo sviluppo, allo sviluppo, allo sviluppo! … come una ricerca infinita di ricchezza materiale che non soddisferà mai veramente i suoi inquieti abitanti. Il famoso ‘Umbrella Movement’ del 2014 ha riflesso questo disagio, ma anche il desiderio di trovare un’altra strada. Per Ko il parco è un rifugio temporaneo, dove la gente può passeggiare per un momento senza una destinazione prefissata.

12 | Alveare

Roger Eberhard

dall’alto e da sinistra a destra

Athens, Cairo, Cape Town, London,
Mexico City, Moscow, Nairobi, New York,
Panama City, Paris, São Paolo, Seoul,
Shanghai, Tel Aviv, Tokyo, Venice

2015-2016

dalla serie Standard

Courtesy Morat Galerie

Eberhard è stato in trentadue paesi e in ogni continente; ogni volta, prenotava una camera standard in un hotel Hilton e fotografava sia la vista dalla stanza che la stanza stessa. Chiedendosi: “Perché viaggiamo alla scoperta di culture e paesi stranieri ma stando in un posto che sembri sempre lo stesso? In fondo allora, perché mai viaggiare in un’epoca in cui esistono Google Maps (e Street View)? Ogni anno che passa, il mondo diventa sempre più uguale a se stesso, insipido e anonimo; sempre più spesso ci comportiamo allo stesso modo, ci vestiamo allo stesso modo e pensiamo allo stesso modo.

13 | Alveare

Philippe Chancel

Construction of the Burj Khalifa Tower, Dubai

2008

dalla serie Datazone

Courtesy L’artista e Melanie Rio Fluency

La rappresentazione di Chancel della costruzione di quello che è (forse ancora per poco) l’edificio più alto del mondo, il Burj Khalifa di Dubai, non può non ricordarci il lavoro delle operose formiche. Alcune specie di formiche costruiscono torri che, relativamente parlando, sarebbero paragonabili per dimensioni ad alcuni degli edifici più alti del mondo! Come le formiche, gli esseri umani possono erigere tali strutture solo attraverso enormi sforzi collettivi – raccogliendo l’intelligenza umana. Gli esseri umani non smettono mai di giocare al gioco dell'”edificio più alto”, con le città che competono tra loro grazie all’abilità delle star dell’architettura, sperando di ottenere prestigio – e i corrispondenti vantaggi finanziari.