CONTROLLO

A un livello elementare di astrazione, una civiltà può essere paragonata a una macchina complessa, con parti costantemente riparate o sostituite. Le civiltà proteggono sé stesse nei confronti sia degli esterni sia delle minacce esistenziali interne. Il controllo, spesso sottilmente mascherato sotto il pretesto della sicurezza o dell’innovazione, è cresciuto fino a diventare un elemento inevitabile per la nostra moderna esistenza globalizzata. Viene espresso su larga scala sotto forma di organi di governo ed eserciti, che praticano la guerra e la diplomazia, la legge, le corporazioni, le istituzioni educative, ecc. o più concretamente attraverso i meccanismi con cui l’autorità viene esercitata nella vita quotidiana: stazioni di polizia, prigioni, tribunali, scuole, sale riunioni, centrali elettriche, laboratori, ecc; I fotografi hanno trovato modi diversi e ingegnosi per inquadrare queste realtà complesse, spesso nascoste alla vista del pubblico.

75 | Controllo

Reginald Van de Velde

Dentro la pancia di una torre di raffreddamento attiva: miliardi di gocce d’acqua cadono mentre rilasciano calore nell’ambiente. Belgio.

2015

dalla serie Landscapes Within

Courtesy L’artista

Van de Velde si considera “un cacciatore di momenti perfettamente fermi nel tempo, udibilmente più silenziosi dell’assordante umanità che ci circonda impegnata con le sue realtà e le sue preoccupazioni”. In quei momenti, ci dice, “inizia il mio lavoro”. Qui ci immerge nel ‘ventre’ di una mastodontica torre di raffreddamento, una foresta di graziose colonne che scompaiono in un apparente infinito, un’illusione creata dalla nebbia di un miliardo di gocce. La scena di surreale, onirica bellezza ci mette di fronte a un paradosso: questa enorme macchina serve a raffreddare le nostre infrastrutture meccaniche, ma a sua volta rilascia calore nell’ambiente. Non c’è forse una lezione da imparare qui?

76 | Controllo

Paul Shambroom

Maurice, L Maurice, Louisiana (642 abitanti), Consiglio del villaggio, 15 maggio 2002 (da sinistra a destra): Paul Catalon, Lee Wood, Barbara Picard (sindaco), Mary Hebert (cancelliere), Marlene Theriot

2002

dalla serie Meetings

Courtesy L’artista

Per un periodo di quattro anni, alla fine del secolo, Shambroom attraversò gli Stati Uniti, visitando 150 piccole comunità per fotografare le sedi dei governi locali durante le loro sedute. Imparò che i leader che fotografava – sempre dal punto di vista del popolo – erano pagati poco o niente, soffrivano molti abusi e poco apprezzamento, e tuttavia persistevano nella loro convinzione che il loro lavoro fosse necessario e produttivo. Per Shambroom, è stata un contatto rincuorante con le radici della democrazia, e attraverso la fotografia, con esperienze che ha potuto condividere.

77 | Controllo

Thomas Weinberger

n. 7

2007

dalla serie Synthesen

Courtesy T.HE COLLECTION, Zurigo

La chiave per comprendere la serie Synthesen di Weinberger sta nella riflessione sul tempo e sulla luce nella fotografia. Per lui la luce è il linguaggio del fotografo, come il colore lo è per il pittore. Fondendo diverse esposizioni dello stesso soggetto in momenti diversi, spera di evocare uno stato onirico: “Di fronte all’esuberanza irrazionale del nostro mondo, una concezione visiva surreale rappresenta il mio atteggiamento nei confronti della civiltà contemporanea più di una concezione documentaria. Nella mia serie Synthesen mostro la civiltà alla luce della sua fragilità, ma allo stesso tempo le mie opere celebrano anche il potere creativo dell’uomo”.

78 | Controllo

Lynne Cohen

Senza titolo [Police School Classroom, Aylmer]

2003

Courtesy Galerie In Situ – Fabienne Leclerc, Parigi

Per quasi mezzo secolo, la defunta Lynne Cohen ha documentato esempi di quasi tutti gli spazi di vita e di lavoro in cui vivono gli esseri umani – uffici, aule, lobby, ospedali, spa, hotel e così via. Preferiva mostrarli privi dei loro abitanti e li trattava quasi come reperti di un museo etnografico. Quando gli “umani” appaiono occasionalmente, come in questa immagine, sono sotto forma di modelli, impiegati per agire come surrogati umani. Con il suo approccio frontale e impassibile, Cohen ha dimostrato ripetutamente che non abbiamo bisogno della fotografia fittizia. Per usare un cliché, la verità è più strana della finzione.

79 | Controllo

Samuel Gratacap

Search in a house by anti-illegal immigration police, Tripoli, Libia

2016

dalla serie fifty-fifty

Courtesy L’artista

Gratacap ha ampiamente affrontato il complesso tema della migrazione, incontrando coloro che vivono e coloro che muoiono cercando di fuggire dalle circostanze più terribili della vita. Il titolo della sua serie, fifty-fifty, si riferisce alla dura scelta: o il successo in un nuovo paese o la morte. Il potere e l’impotenza sono i due poli contrapposti di questa immagine, in cui al centro è posizionato il povero uomo sottoposto ad interrogatorio. Chiaramente l’arma, il cui profilo è nitidamente visibile, sarà l’arbitro finale dello scambio. Le indagini di Gratacap sono state guidate dalla sua incredulità nei confronti delle cifre ufficiali che calcolano il numero di migranti e il loro destino.

80 | Controllo

Carlo Valsecchi

# 0767 Cesena, Forlì, IT. 2012

2012

dalla serie industry, Technogym project

Courtesy L’artista

Nel corso di molti anni, Carlo Valsecchi ha fotografato attentamente gli ambienti industriali, sviluppando uno stile pittorico unico che ammorbidisce i bordi duri delle nostre macchine e ci permette di vederle di nuovo come le meraviglie che sono veramente. Ci vuole un momento per rendersi conto che stiamo guardando una sala di esercizi (e non una stanza dove i materiali vengono testati per la resistenza) in cui gli esseri umani desiderosi di vivere più a lungo, attrarre compagni di bell’aspetto e in generale aumentare le loro possibilità di successo in un mondo materiale sempre più competitivo, tendono i loro attributi fisici fino ai limiti – e talvolta oltre.

81 | Controllo

South Ho Siu Nam

Open Door III

2014

dalla serie Open Door

Courtesy L’artista e Blindspot Gallery

Open Door è una serie ispirata al movimento Occupy che aveva circondato la sede del governo di Hong Kong. L’edificio è famoso per il suo design, che unisce le due ali al livello superiore creando la metafora visiva di una porta aperta nello spazio sottostante. Nell’immagine, la “porta aperta” diventa un blackout. L’effetto è stato ottenuto dall’artista ritagliando direttamente il negativo. Il suo lavoro commenta in maniera tagliente le attuali relazioni fra Cina e Hong Kong che sono ora più tese che mai.

82 | Controllo

Che Onejoon

National Heroes Acre / Built by North Korean in 1981, Harare, Zimbabwe, 2013

2013

dalla serie Mansudae Master Class

Courtesy L’artista

Nella sua produzione fotografie, film e installazioni, Che Onejoon unisce la sua formazione come fotografo con l’interesse per questioni politiche delicate. Si interessa principalmente a luoghi e oggetti che rappresentano i legami diplomatici tra i vari stati dell’Africa postcoloniale e la Corea del Nord, loro alleato comunista, in particolare durante gli anni Settanta. Questa coalizione implicava una solidarietà internazionale e un sostegno reciproco, tanto quanto uno scambio di conoscenze, armi e materie prime. Inoltre, questa connessione anti-imperialista dell’emisfero meridionale ha creato un linguaggio visivo collettivo fatto di simbolismo militare e rappresentazioni di potere, anche con serie ripercussioni sia sulla geopolitica che sulla vita degli individui.

83 | Controllo

Mitch Epstein

BP Carson Refinery, California 2007

2007

dalla serie American Power

Courtesy Thomas Zander, Colonia

Come molti dei suoi colleghi, Epstein preferisce lavorare su progetti di sua invenzione. Il titolo del progetto da cui sono tratte queste due immagini, “American Power”, vuole essere preso alla lettera e in senso figurato. Come viene concepito, generato, circoscritto, mantenuto e proiettato il potere? Dove sono situate le sue fonti, i suoi controlli, le sue vulnerabilità? Da un lato, quali sono le macro-politiche intorno al soggetto e, dall’altro, come sono colpite le persone comuni? Il lavoro di Epstein è attento, riflessivo, equilibrato, accetta tutte le complessità di una civiltà che dipende da grandi infrastrutture, che spesso dà per scontate.

84 | Controllo

Noh Suntag

Red House I #13

2005

dalla serie Red House

Courtesy L’artista

Il celebre fotografo sudcoreano Noh Suntag riempie l’inquadratura con ballerini vestiti con abiti gialli identici che presentano una performance altamente coordinata. Appartenente alla serie Red House, questa immagine fa parte di un gruppo più ampio di fotografie scattate durante un viaggio ufficiale della stampa in Corea del Nord. Questa scena di un atto ufficiale di stato allo stadio di Pyongyang mostra dei tableaux vivants mozzafiato, una sottile dimostrazione di forza e ordine del Nord.

85 | Controllo

KDK

sf.D-2

2005

dalla serie sf (Space Faction)

Courtesy L’artista

Come artista, ci dice KDK, non è né un testimone passivo né un agente attivo del cambiamento. La sua serie sf (space faction o science fiction) è tutta incentrata sull’immaginazione di uno spazio futuro seppur ricercando le sue forme nel presente. Gli spazi sono reali; le prospettive che prende sono originali e volutamente ambigue. Una stazione spaziale o un vano ascensore? Quello che è certo è una totale assenza di natura, lasciandoci in spazi clinici, spaventosi, claustrofobici e senza speranza. Sono luoghi degni delle visioni distopiche di Stanley Kubrick, le inevitabili conseguenze di una civiltà del ventunesimo o ventiduesimo secolo governata da una logica senza cuore.

86 | Controllo

Gerco de Ruijter

dall’alto

Tag #1, 2014
Lot #2, 2012

2012

dalla serie Almost Nature

Courtesy L’artista

Aerei, elicotteri e droni fanno parte dell’attrezzatura essenziale di un numero sempre più folto di fotografi moderni, ma la tecnologia aerea di de Ruijter risale a migliaia di anni fa: egli usa infatti un semplice aquilone, che è l’ideale per la sua ricerca di “una sorta di astrazione, un’esitazione tra il reale e l’astrazione”. Lo scrittore Peter Delpeut ben incarna questa ambiguità quando si domanda se sta guardando “pascoli, saline, canali, cime di alberi o, piuttosto, un quadro astratto con tratti mondrianeschi o che ricordano l’Art Brut”. La domanda che pone De Ruijter è: paesaggio o astrazione? O entrambi?

87 | Controllo

Luca Zanier

FIFA I Executive Committee Zurich

Vivere senza luce naturale

2013

dalla serie Corridors of power

Courtesy L’artista

Il comitato esecutivo della FIFA si riunisce al terzo dei cinque piani sotterranei della Home of FIFA a Zurigo, in una stanza simile a un bunker degno del Dottor Stranamore di Stanley Kubrick. L’architetto svizzero Tilla Theus definisce il quartier generale che ha progettato per la Federazione Internazionale del Calcio nell’esclusivo quartiere Zürichberg di Zurigo “una residenza privata per la famiglia”. I responsabili della famiglia del calcio si riuniscono nella sala conferenze sotterranea illuminata da un lampadario di cristallo a forma di stadio di calcio. L’ex presidente della FIFA Joseph (Sepp) Blatter pensava che la luce “dovrebbe venire dalle persone stesse lì riunite”.

88 | Controllo

Edgar Martins

Centrale elettrica di Picote: scheda per la programmazione della manutenzione periodica dei generatori

2011

dalla serie The Time Machine: An Incomplete & Semi-Objective Survey of Hydropower Stations

Courtesy L’artista

Il sottotitolo della serie di Martins descrive questo lavoro in modo poetico e provocatorio. L’immagine mostrata qui può essere presa al valore nominale – come un grafico per scopi di manutenzione – o può essere vista in termini più astratti o metaforici – come la sua ‘macchina del tempo’. In questa prospettiva, suggerisce svariati tipi di funzioni di commutazione, come uno scalo merci ferroviario o la pianificazione del ‘Critical Path’ che ha permesso alla NASA di far atterrare gli uomini sulla luna o, ancora, un qualche funzionamento interno di un primordiale computer. Qualunque sia la sua funzione specifica, è l’intelligenza umana scritta in grande: razionalità, logica, complessità, controllo: l’essenza di una civiltà tecnocratica.

89 | Controllo

Philippe Chancel

Arirang, DPRK – North Korea

2006

dalla serie Datazone

Courtesy L’artista e Melanie Rio Fluency

Philippe Chancel ammette di essere rimasto “catturato in un nodo gordiano”.Ovunque egli viaggi, si trova intrappolato tra il fascino di ciò che vede accadere di fronte a lui, e un persistente sentimento di indignazione o disgusto, in particolare quando osserva il cinico uso del potere. Gli spettacoli sbruffoni della Corea del Nord, concepiti tanto per tenere in riga la popolazione quanto per fare la faccia dura al mondo, sono un caso emblematico. Nessuno fraintenderà ciò che questa pistola vuole rappresentare. Ma noi, di altre nazioni, dovremmo ignorare le nostre stesse manifestazioni di potere, nell’interesse della politica, del commercio e della distrazione?

90 | Controllo

Mitch Epstein

Progetto Century Wind, Blairsburg, Iowa

2008

dalla serie American Power

Courtesy Galerie Thomas Zander, Colonia

Come molti dei suoi colleghi, Epstein preferisce lavorare su progetti di sua ideazione. Il titolo del progetto da cui sono tratte queste due immagini, “American Power”, vuole essere preso alla lettera e in senso figurato. Come viene concepito, generato, circoscritto, mantenuto e proiettato il potere? Dove sono situate le sue fonti, i suoi controlli, le sue vulnerabilità? Quali sono le macro-politiche intorno al soggetto e come sono colpite le persone comuni? Il lavoro di Epstein è attento, riflessivo, equilibrato, accetta tutte le complessità di una civiltà dipendente da infrastrutture massicce, che spesso dà per scontate.

91 | Controllo

Andrew Rowat

Dongguan Mission Hills Caddies

2011

Courtesy L’artista

Rowat lavora spesso per riviste di viaggio, e in questo caso stava fotografando alcuni dei mega resort di golf nella Cina meridionale. Impressionato dalle dimensioni, dalla disposizione e dall’ordine quasi militaristico di questo particolare resort, si è reso conto che avrebbe potuto ottenere un’immagine drammatica scattando dall’alto. Rowat non è stato comunque paracadutato in una cultura che non capiva; parla cinese e ha vissuto lì per otto anni. È molto consapevole del fatto che il suo lavoro in questo paese consiste nel catturare momenti effimeri, tale è il rapido ritmo del cambiamento.

92 | Controllo

Giles Price

Opening ceremony, London Olympic Stadium. E20 12 Under Construction

2012

Courtesy L’artista

Gli spettatori potrebbero pensare di guardare all’interno di qualche macchina scientifica diabolicamente intricata, come il Large Hadron Particle Collider. In realtà, stiamo osservando un’altra macchina complessa, probabilmente la più grande ed efficace macchina sociale del mondo: i Giochi Olimpici, all’interno dell’Olympic Stadium. Le parti in rapido movimento di questa macchina provengono virtualmente da ogni nazione del mondo. L’”ideale olimpico” raggiunge ogni villaggio della terra, modellando i fisici più dotati da mettere sulla scena mondiale. La visione diretta dall’alto di Price illustra drammaticamente l’essenza della civiltà planetaria.

93 | Controllo

Edward Burtynsky

Pivot Irrigation/Suburb, South of Yuma, Arizona, USA

2011

dalla serie Water

Courtesy Courtesy Flowers Gallery

Tra i molti progetti ambiziosi di Burtynsky c’è uno sguardo globale sulla questione sempre più urgente della gestione responsabile delle risorse idriche. Il suo approccio di base è quello di creare immagini ad alta risoluzione, su larga scala, magistralmente stampate, che attirano lo spettatore in un esame e una contemplazione dei paesaggi che noi, come civiltà globale, abbiamo alterato o stiamo alterando. Le immagini documentano effettivamente la realtà. Ma, in modo altrettanto importante, Burtynsky spera che esse trascendano anche l’immediata veridicità di qualsiasi scena data per fornire una sublime esperienza estetica, raggiungendo un delicato equilibrio tra forma e contenuto.

94 | Controllo

Richard Mosse

Idomeni

2016

dalla serie Heat Maps

Courtesy L’artista e carlier | gebauer, Berlino

Mosse ha adattato una telecamera a rilevamento termico di livello militare per scattare foto da chilometri di distanza; quindi, a rigore, le immagini (cucite insieme da centinaia di singoli scatti) non sono fotografie. Poco importa. Nel 2016, il fotografo ha percorso le rotte che vengono comunemente seguite dai rifugiati – dal Golfo Persico a Berlino e dal nord del Niger al campo, ormai sgomberato, detto “la Giungla” a Calais – e ha ampiamente utilizzato questo dispositivo. Mosse riconosce che il suo lavoro può sollevare questioni di privacy, ma crede anche che potrebbe essere illuminante per un pubblico che, solitamente, considera la “sorveglianza” soltanto come qualcosa di astratto, che non riguarda le loro vite. Il suo lavoro ci chiede, invece, di riflettere su questo punto.