ROTTURA

Problemi collettivi, rotture dell’ordine naturale, negazione della giustizia, violazioni dei diritti umani, spostamenti forzati di persone, conflitti armati, morte lenta o improvvisa di industrie: i fotografi hanno raccontato in modo puntuale le storie di rottura durante i primi turbolenti anni del nostro XXI secolo. Le loro opere provocatorie, alcune scattate con grande rischio personale, altre messe in scena meticolosamente per attirare l’attenzione sulle crisi emergenti, affrontano una varietà di argomenti, tra cui il degrado ambientale, i conflitti e la gestione delle frontiere, la guerra e la violenza, le migrazioni di massa e i fallimenti dei sistemi politici e ideologici. Essi ci costringono a confrontarci con i punti critici della nostra civiltà e con i suoi fallimenti, con immagini che variano dall’astrazione impersonale al coinvolgimento emotivo.

95 | Rottura

Penelope Umbrico

TVs from Craigslist

2008 – in corso

Courtesy L’artista

Per realizzare quest’ampia griglia, Umbrico ha scaricato immagini di televisori usati da Craigslist, ritagliando tutto tranne lo schermo, e le ha ingrandite in scala con il televisore stesso. Anche se involontariamente, gli “autoritratti” fortuiti dei venditori finiscono per diventare un ritratto collettivo del consumismo o, in questo caso ironicamente, dei consumatori che cercano di liberarsi di qualcosa che è ormai diventato un ingombro. Un tempo luce splendente che portava nei nostri salotti le notizie del mondo esterno, oggi questi televisori sono più facilmente destinati a finire tra i rifiuti e, probabilmente, saranno spediti oltreoceano per essere poi fatti a pezzi da spazzini umani.

96 | Rottura

Cássio Vasconcellos

Aeroporto

2012

dalla serie Collectives

Courtesy L’artista

Nel ventunesimo secolo è possibile essere prelevati in un continente e posati in un altro in poche ore. Due milioni di persone sono in volo in ogni momento, nel comfort e nella sicurezza, una città aerea delle dimensioni di Brisbane o Perth. Vasconcellos tratta il soggetto sia letteralmente (i componenti delle sue immagini sono tutti della vita reale) che figurativamente (gli oltre mille componenti sono cuciti insieme per amplificare il senso di complessità civile). Aeroporto è per l’artista “un ritratto surreale della globalizzazione, della mobilità e della velocità del nostro stile di vita”.

97 | Rottura

Mishka Henner

Field (North Ward Estes Oil Field, Ward County, Texas)

2013

Courtesy L’artista

“I Nazca avevano le loro linee e gli americani hanno i loro giacimenti petroliferi; questi ultimi hanno scavato nella terra una logica industriale”. Così scrive Mishka Henner su questo vero e proprio mare di petrolio, che pompa senza sosta per continuare a far battere il cuore della cultura americana. Henner ha unito centinaia di immagini satellitari per catturare questa vasta realtà. Interpreta in senso metaforico il tessuto “tappezzato” di pompe petrolifere che ne risulta: ognuna ha un nome legale e, per questo motivo, “sono questi veri cittadini dell’America, sono il motivo per cui l’America va in guerra. Sono il ritmo della sua colonna sonora”.

98 | Rottura

Alejandro Cartagena

da sinistra

Mother at the Mexico-USA border wall Daughter at the USA-Mexico border wall

2017

dalla serie Without Walls

Courtesy L’artista e Kopeikin Gallery

Il dolore sembra spesso accompagnare il tema della migrazione, qualunque siano le sue radici locali e le sue crude realtà, e qui ancora più vividamente in questo incontro tra una madre e una figlia al muro di confine tra Messico e Stati Uniti. Cartagena ha fotografato questi luoghi e questi incontri per più di un decennio. “C’è una linea”, afferma Cartagena, “una linea fisica ma invisibile. Le famiglie sono divise da questa linea, ma sono determinate a trovare un modo per potersi ricongiungere….. [La mia serie fotografica serie] è un’occasione per ripensare cosa rappresenta questo muro e perché, in fondo, non potrà mai dividere la vita che lo circonda”.

99 | Rottura

Richard Misrach

Wall, near Brownsville, Texas, 2013

2013

dalla serie Border Cantos

Courtesy Fraenkel Gallery, San Francisco

Il concetto di ‘muro’, che si è imposto con forza durante il periodo dell’amministrazione Trump, continua a preoccupare e a tormentare la vita politica americana. Ha rappresentato a lungo una questione divisiva, sia in senso figurato che letterale. Dove finiscono i muri? Dove iniziano? Il pezzo di muro di Misrach, che si erge solitario e non sembra presentare un grande ostacolo, evidenzia l’assurdità di fondo del tentativo di tenere le persone separate.

100 | Rottura

Pablo López Luz

San Diego – Tijuana XI, Frontera USA-Mexico

2015

dalla serie Frontera

Courtesy L’artista

Il progetto biennale Frontera di Luz ha cercato di innescare un dibattito trattando il tema controverso del confine USA-Messico da una nuova prospettiva. Luz ha sfruttato l’altezza offerta da un elicottero per scattare questa fotografia, entrando nello spazio politico ed esplorando l’imposizione originale del confine territoriale: ci suggerisce che abbiamo bisogno di immagini vivide per affrontare nozioni astratte. Il confine, quindi, appare come una cicatrice evidente e simbolica nella topografia e nel tessuto sociale della regione. Questa barriera, inscritta nella natura, ha permeato l’immaginario collettivo delle società di confine.

101 | Rottura

Michael Light

Looking East Over Unbuilt “Ascaya” lots, Black Mountain Beyond, Henderson, Nevada

2010

dalla serie Black Mountain

Courtesy L’artista e Hosfelt Gallery, San Francisco

Michael Light potrebbe essere considerato quasi come un archeologo visivo, tale è il suo interesse nel “mostrare come viviamo sulla terra, come esseri umani portautensili”. Armato del suo piccolo velivolo da 100 cavalli e della sua macchina fotografica – preferisce stare direttamente in aria piuttosto che avvalersi di un drone – Light esplora l’arido west americano: in questo caso, lotti edificabili abbandonati la cui somiglianza con antichi terrapieni è inquietante. Ci ricorda che il sito potrebbe essere ovunque: “tanto a Las Vegas, quanto a Dubai”. Più in generale, utilizza il volo per cercare “strutture civili che ci offrono una visione all’ingrosso delle nostre vite eccessivamente al dettaglio”.

102 | Rottura

Francesco Zizola

In the same boat

Un gommone sovraffollato salpato dalla costa libica viene avvicinato dalla nave di ricerca e soccorso MSF Bourbon Argos. 26 agosto 2015.

Courtesy L’artista e Noor images

Zizola ci informa che un gommone sovraffollato salpato dalla Libia viene avvicinato dalla MSF Bourbon Argos, una nave di ricerca e soccorso, il 26 agosto 2015. Non ci viene detto da quanto tempo queste persone siano in mare, né quale destino specifico le attenda. Molto probabilmente, il fotografo non lo sa. Ma questa struggente fotografia cattura un momento e uno stato d’animo condiviso, di paura, dubbio, preoccupazione, rassegnazione e, se non speranza, forse un cauto ottimismo – tutto vissuto collettivamente.

103 | Rottura

Nadav Kander

The Polygon Nuclear Test Site XII (Dust To Dust), Kazakhstan

2011

dalla serie Dust

Courtesy Flowers Gallery London

Mentre svolgeva delle ricerche sulle grandi città della Russia per iniziare un nuovo progetto fotografico, Kander venne a conoscenza di due città più piccole che erano state tenute segrete: Kurchatov e Priozersk (precedentemente conosciuta con il nome di Mosca 10). Questi luoghi, al confine tra Russia e Kazakistan, non erano mai apparsi sulle mappe fino a quando Google Earth li ha ‘scoperti’. A Kander era stato detto che queste città erano per lo più andate distrutte; ma proprio questo, unito all’interesse per ciò che lui chiama “l’estetica della distruzione”, non ha fatto che accrescere il suo desiderio di saperne di più. Le rovine evocano emozioni paradossali. Siamo simultaneamente spaventati e ipnotizzati dalla distruzione – così come lo siamo dalla morte.

104 | Rottura

Danila Tkachenko

dall’alto

Aereo anfibio a decollo verticale VVA14. L’URSS ne ha costruiti solo due nel 1976, uno dei quali si è schiantato durante il trasporto. Russia, area di Mosca

ll più grande sottomarino diesel del mondo. Russia, regione di Samara

2013

dalla serie Restricted areas

Courtesy Kehrer Galerie

Danila Tkachenko viaggia alla ricerca di luoghi deserti che un tempo avevano una grande importanza per il sogno del progresso tecnologico. Vede il suo lavoro come un mezzo per affrontare il desiderio umano di utopia attraverso le conquiste tecnologiche; gli umani credono sempre che la prossima cosa migliore ci porterà felicità e realizzazione. Tra le cose costruite dall’uomo ci sono gli strumenti di violenza progettati da governi potenti. Molti dei siti erano una volta luoghi segreti, fuori dalle mappe, ora dimenticati. Ciò che è importante per il fotografo è testimoniare quello che rimane dopo che l’impulso utopico si è fermato.

105 | Rottura

Xing Danwen

disCONNEXION, A14

2002-2003

Courtesy L’artista e Boers Li Gallery

Nelle sue sinuose composizioni di disCONNEXION, Xing ha scelto di trattare uno dei segni collettivi lasciati sul paesaggio naturale dal genere umano. In media, osserva, i nostri telefoni cellulari diventano obsoleti nell’arco di due anni – ma dove vanno a finire? Lungo la costa meridionale della Cina, nei primi anni 2000, centinaia di migliaia di lavoratori si guadagnavano da vivere smontando e bruciando mucchi di computer e componenti elettronici per poi estrarne pezzi di rame, ottone, alluminio e zinco da rivendere, lavorando in condizioni ambientali e sociali proibitive. La grande scala delle opere simboleggia l’immensità delle nostre e-wasteland, le discariche elettroniche globali.

106 | Rottura

Ashley Gilbertson

dall’alto

Il caporale dell’esercito Brandon M. Craig, 25 anni, è stato ucciso da una bomba sul ciglio della strada il 19 luglio 2007 a Husayniyah, Iraq. Era originario di Earleville, Maryland. La sua camera da letto è stata fotografata nel febbraio 2010.

Il caporale dei marines Christopher G. Scherer, 21 anni, è stato ucciso da un cecchino il 21 luglio 2007 a Karmah, in Iraq. Era originario di East Northport, New York. La sua camera da letto è stata fotografata nel febbraio 2009.

2009

dalla serie Bedrooms of The Fallen

Courtesy L’artista

Per decenni, gli Stati Uniti sono stati coinvolti in missioni militari diventate così lontane dall’attenzione pubblica da rischiare di essere dimenticate. Con Bedrooms of the Fallen, Gilbertson ci ricorda che i conflitti che avvengono in luoghi come l’Afghanistan e l’Iraq hanno conseguenze di vasta portata da entrambe le parti, anche lontano dal rumore della battaglia. Viaggiando per gli Stati Uniti, ha documentato con le sue immagini le case di familiari e amici, che sopravvivono alla perdita e vivono il loro lutto lontano dai riflettori. Le camere da letto dei defunti, lasciate totalmente intatte dalle loro famiglie, rappresentano uno struggente ricordo delle vite americane che sono state stroncate.

107 | Rottura

Walter Niedermayr

Schnalstalgletscher 56 2011

2011

dalla serie Alpine Landschaften (Alpine Landscapes)

Courtesy L’artista e Galerie Nordenhake Berlino/Stoccolma e Galerie Johann Widauer Innsbruck

Il dittico è stato creato a metà dell’estate del 2011 e mostra una trasformazione sotto due aspetti. Il primo è il ghiacciaio, che nel corso dell’anno si trasforma, passando da una superficie innevata a una superficie ghiacciata in erosione e con dei crepacci, fino a quando non viene nuovamente coperto dalla neve in autunno. La seconda trasformazione è quella che deriva dagli effetti dei vari sport sulla neve: sci, snowboard, sci di fondo, ecc. Questi richiedono varie attrezzature, macchine e contenitori. Tutti questi elementi fisici hanno la funzione di costruire un parco per il tempo libero sul ghiacciaio. Tuttavia, la prospettiva distanziata di Niedermayr suggerisce una preoccupante disconnessione tra lo sfruttamento umano e il rispetto per la natura.

108 | Rottura

Chris Jordan

dall’alto

CF000401 CF000774 CF000441

2009

dalla serie Midway: Message from the Gyre

Courtesy L’artista

Per la maggior parte delle persone, queste fotografie che ritraggono la plastica ingerita dagli uccelli sono state un vero shock. Le immagini ritraggono la realtà globale del consumo e dell’inquinamento ambientale. Il fotografo non usa mezzi termini: “Guardando le molte dimensioni della cultura consumistica contemporanea, è difficile evitare di sostenere che è in corso un’apocalisse al rallentatore. La distruttività della volontà collettiva umana mi fa rabbrividire, eppure, al tempo stesso, ne sono anche attratto con stupore e fascino. La portata immensa dei nostri consumi può apparire desolata, macabra, stranamente comica e ironica, e persino di una bellezza oscura; per me è costantemente caratterizzata da una sconcertante complessità”.

109 | Rottura

Raphaël Dallaporta

2004

Dalla Serie Antipersonnel

Courtesy Edition Xavier Barral, Galleria Jean-Kenta Gauthier

La vasta serie di mine antiuomo di Dallaporta è, sebbene agghiacciante, non priva di un certo umorismo cinico. Non possiamo ignorare il fatto che un buon numero di esse siano belle da vedere. Forse i loro designer progettano anche bottigliette di profumo, per sbarcare il lunario! Dallaporta ci costringe a chiederci che tipo di persone si siedano ad una scrivania per elaborare il modo migliore per uccidere i loro ignari simili, o meglio ancora, mutilarli a vita (molto più costoso per il vostro nemico). E cosa pensiamo del grazioso contributo del nostro governo a questo abominio?

prima colonna da sinistra, dall’alto

AP-2, Antipersonnel Blast Mine, A-200, Germany Questa mina fu usata dalle forze armate naziste durante la seconda guerra mondiale; fu soprannominata il “vaso di senape”. diametro: 80mm peso: 550g

AP-17, Antipersonnel Blast Mine, MI AP DV 61, France Progettata per l’uso in Algeria, la mina antiuomo MI AP DV 61 è dotata di un paletto integrale che ne impedisce lo spostamento in condizioni di sabbia e deserto. Può essere fatta esplodere sia dalla pressione del piede che da un filo d’inciampo. Prima che la Francia vietasse la produzione di mine AP, le MI AP DV 61 erano prodotte da ALSETEX, a Mulhouse, in Francia. altezza: 275mm peso: 125g

AP-25/, Antipersonnel Blast Mine, R2M2, South Africa Una pressione di 3kg su una mina R2M2 farà esplodere i 58g di esplosivo RDX/cera che contiene. La sua costruzione in plastica significa che è estremamente difficile da rilevare. Mine di fabbricazione sudafricana sono state trovate in Angola, Mozambico, Namibia, Ruanda, Somalia, Zambia, Zimbabwe e Cambogia. diametro: 57mm peso: 128g

AP-35 , Submunition, BLU-26/B , USA Ogni sottomunizione BLU-26/B è armata dalla forza centrifuga dopo il suo rilascio da una bomba CBU-24/B. Le 670 submunizioni in ogni bomba esplodono all’impatto con il suolo, ciascuna rilasciando 600 schegge d’acciaio affilate come rasoi. Si stima che alla fine della campagna di bombardamenti USA del 1964-1973 in Laos oltre 9 milioni di sottomunizioni BLU-26 siano rimaste sul terreno. Le BLU-26/B inesplose non possono essere disarmate. diametro: 60mm peso: 400g

seconda colonna da sinistra, dall’alto

AP-1, Antipersonnel Blast Mine, TYPE-72B, China Si dice che le mine di Type-72 costituiscano 100 dei 110 milioni di scorte di mine antiuomo della Cina (i funzionari cinesi sostengono che questa cifra sia esagerata). Prodotte dalla China North Industries Corporation (NORINCO), le Type-72 hanno un prezzo di 3 dollari ciascuna. La Type-72B include un meccanismo anti-manipolazione che la rende impossibile da neutralizzare o disarmare – se la mina viene spostata più di 8° dalla linea orizzontale, esploderà, amputando l’arto che l’ha attivata. diametro: 76mm peso: 150g

AP-8, Antipersonnel Blast Mine, No. 4, Israel La mina antiuomo No. 4 contiene 188g di TNT che esplode sotto 8kg di pressione. Usata in Israele, Libano e Isole Falkland, la No. 4 è stata copiata da Egitto (T.78) e Iran (No. 4). larghezza: 130mm peso: 348g

AP-20, Antipersonnel Directional , Fragmentation Mine, M-18/A1, USA Una mina a frammentazione direzionale “Claymore” rilascia 700 sfere d’acciaio quando viene fatta detonare da una dinamo a mano, un filo d’innesco o, quando viene usata con il sistema “Matrix”, a distanza usando un computer portatile. (Varie Claymore possono essere collegate tra loro utilizzando un cavo detonatore). Un manuale del Dipartimento dell’Esercito del 1966 afferma che “il numero di modi in cui la Claymore può essere impiegata è limitato solo dall’immaginazione dell’utente”. Nel settembre 2002 (le più recenti statistiche disponibili), le Claymore costituivano 403.096 delle 10.404.148 mine terrestri stoccate dagli USA. larghezza: 210mm peso: 1.58kg

AP-30, Submunition, F1, France Una granata Ogre F1 da 155 mm – che contiene 63 sfere a doppio uso, ciascuno del peso di 244 g – può essere sparata fino a 35 km. Ogni granata lascia un’impronta di 10.000-18.000 metri quadrati, a seconda della portata. Fino al 1998, l’Ogre F1 è stata prodotta dalla Giat Industries di Versailles (ora Nexter). Nel 2008, il governo francese ha accettato che la firma del trattato di Oslo sulle munizioni a grappolo comportasse la distruzione delle sue scorte di Ogre F1. diametro: 45mm peso: 244g

terza colonna da sinistra, dall’alto

AP-5, Antipersonnel Blast Mine, ARTISANAL LANDMINE, Bosnia Questa mina antiuomo fatta in casa è stata trovata in Bosnia ed Erzegovina (BiH). Il meccanismo di detonazione montato su un barattolo di plastica pieno di esplosivo proviene da una mina iugoslava PMA-2. Nel 2005 – 10 anni dopo la fine della guerra – le mine antiuomo hanno ucciso 34 persone in BiH. diametro: 60mm peso: 500g

AP-12, Antipersonnel Bounding Fragmentation Mine, V-69, Italy La mina anti-uomo a frammentazione limitata V-69 può essere innescata dalla pressione del piede o attraverso un filo d’innesco. Quando viene fatta esplodere, la miccia fa scattare i gas propellenti che sparano il corpo interno della mina a 45 cm dal suolo, lanciando fuori più di 1.000 pezzi di acciaio tritato. Tra il 1982 e il 1985, il suo produttore Valsella ha venduto circa 9 milioni di V-69 all’Iraq. La mina ha ricevuto un soprannome dai minatori iracheni: la “Scopa”. diametro: 120mm peso: 3,2kg

AP-4, Antipersonnel Blast Mine, PFM-1, Russian Federation Conosciuta come la mina “Butterfly”, la mina antiuomo a dispersione PFM-1 è una copia della BLU-43/B “Dragon’s Tooth” di produzione statunitense. Ampiamente utilizzata dall’Unione Sovietica in Afghanistan, l’esplosivo liquido contenuto nella sezione bulbosa della mina è attivato da una pressione di 5-25 kg. Il sistema di spargimento VSM-1 può disperdere 7.424 PFM-1 su un’area di 2 km da un singolo contenitore montato su un elicottero. l: 88mm peso: 75g

AP-33, Submunition, AO-2.5RTM, Russian Federation Bomba a sottomunizione dell’era sovietica, ogni AO-2.5RTM pesa 2,5 kg, è armata dal movimento centrifugo durante la discesa e ha un’area distruttiva di 210 metri quadrati. Le bombe sono all’interno di dispersori RBK-500, ognuno dei quali contiene 108 AO-2.5RTM. Le bombe a sottomunizione sono state utilizzate sia dalla Federazione Russa che dalla Georgia durante il conflitto dell’agosto 2008. diametro: 90mm peso: 2.5kg

quarta colonna da sinistra, dall’alto

AP-21, Antipersonnel Directional , Fragmentation Mine, M-18/A1, Iran Non si sa se l’Iran stia ancora producendo esemplari della mina a frammentazione direzionale statunitense “Claymore”. Si sa, tuttavia, che molte sono già state prodotte ed esportate. Nel 2007, il Bangladesh ha dichiarato di avere 2.499 Claymore iraniane. larghezza: 210mm peso: 1,58 kg

AP-16, Antipersonnel Blast Mine, P-5, Spain, La mina a dispersione P-5 è una copia su licenza dell’italiana SB-33 (nessuna delle due è più in produzione). La sua costruzione minimale in policarbonato e neoprene, la rende estremamente difficile da individuare. La mina era disponibile anche in una versione antimanipolazione. larghezza: 90mm peso: 140g

AP-24, Antipersonnel Blast Mine, B-40, USA/Vietnam La mina antiuomo B-40 è un adattamento vietnamita della bomba a grappolo BLU-24/B di fabbricazione statunitense. Quando viene attivata, la mina fatta in casa contiene abbastanza esplosivo e frammenti da far saltare una gamba. Nonostante la distruzione di 4 milioni di mine e 8 milioni di ordigni inesplosi (UXO) dal 1975, si stima che 16,478 milioni di metri quadrati di terra in Vietnam siano ancora contaminati da mine e UXO. diametro: 60mm peso: 700g

AP-34, Submunition, BLU-3/B , USA Al momento del rilascio da una bomba CBU-2C/A, questa sottomunizione da 785 g – nota come “Pineapple” – è stabilizzata e rallentata nella sua discesa da sei alette. Ogni CBU-2C/A contiene 409 BLU-3/B, di cui quasi il 25% non esplode all’impatto. diametro: 73mm peso: 785g

110 | Rottura

Mandy Barker

Soup: nurdles Ingredienti: nurdles – la materia prima industriale della plastica raccolta da sei spiagge diverse.

2011

dalla serie SOUP

Courtesy L’artista

Soup è la descrizione data ai detriti di plastica sospesi nel mare, con particolare riferimento all’accumulo di massa di spazzatura che esiste in un’area dell’Oceano Pacifico settentrionale evocativamente conosciuta come Garbage Patch. Il lavoro di Barker mira a stimolare una risposta emotiva nello spettatore, combinando un’attrazione estetica iniziale (una costellazione stellare, forse?) con una consapevolezza nascente della realtà che il mondo di oggi si trova ad affrontare – un vero e proprio tsunami di inquinamento. La plastica fotografata è stata recuperata da Barker dalle spiagge di tutto il mondo e rappresenta una collezione globale che esiste da diverso tempo negli oceani della terra. Come dice l’artista, “Il mio obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza attraverso l’impegno visivo sulla questione dell’inquinamento da plastica negli oceani del mondo, evidenziando l’effetto dannoso sulla vita marina e in definitiva su noi stessi”.

111 | Rottura

David Moore

Monitor

2006

Courtesy L’artista

Monitor esplora la moderna schiavitù delle macchine.

L’attenzione dei nostri soggetti è attirata da una presenza ipnotica e incerta che non possiamo vedere: all’interno di “un ambiente climatizzato con ossigeno riciclato, mortificato da emissioni elettroniche, i personaggi di Monitor sono resi cadaverici e inerti contro una fredda lastra scura di infinito ufficio” [Chandler; David, 2003]. Monitor sviluppa un’idea concettuale trovata da David Moore mentre realizzava la sua serie di ritratti di lavoro. Un’idea che esprime l’isolamento e l’invisibilità dei cambiamenti all’interno del posto di lavoro moderno, la comunicazione istantanea e il sovraccarico di informazioni, cambiamenti che sono interiorizzati e che, secondo Paul Virilio, rimandano al corpo come “l’ultima frontiera urbana”. Monitor diventa un lamento per le certezze di una cultura del lavoro più permanente, una cultura che è quasi scomparsa nei punti che compongono gli schermi dei nostri computer. Diretto da David Moore Assistenza e produzione di Paul Burch Montaggio di Scott Cato a The Quarry Composizione e design del suono di Graeme Miller, con parole tratte da ‘A Divine Image’ di William Blake del 1789 Si ringraziano: Rachel Evans, Dan Vegad, Anna Fiertago, Catherine McCargo, Lee Moone, Kevin Brock, Suzanna Rickman Simon Lloyd, Daniel Akoto, Sam Chapman Basato su una serie di fotografie di David Moore esposte per la prima volta in “Office” alla Photographers’ Gallery di Londra nel 2004

112 | Rottura

Sergey Ponomarev

I migranti camminano davanti al tempio scortati dalla polizia antisommossa slovena verso il campo destinato alla registrazione fuori Dobova, Slovenia, giovedì 22 ottobre 2015.

2015

dalla serie Europe’s Refugee Crisis

Courtesy New York Times

Sergey Ponomarev ha affrontato il tema doloroso della migrazione di massa in modo toccante. Una fila ben ordinata di rifugiati che stringono in braccio neonati e bambini – non ci viene detto chi siano queste persone o da dove vengano – passa in silenzio, diretta verso un luogo che non possiamo vedere. Con ogni probabilità, quello che si para davanti a loro è molto lontano dal nuovo mondo che avevano sognato quando sono partiti per i loro pericolosi viaggi. Ponomarev mostra un’Europa ordinata e moderna, ma difficilmente accogliente: una chiesa solitaria di un’altra epoca e tralicci in marcia sul paesaggio all’orizzonte.

113 | Rottura

Damon Winter

US Navy Petty Officer 1st Class John Kremer si protegge dalla vicinanza di un elicottero medevac assieme a soldati dell’esercito degli Stati Uniti del primo battaglione, 87 ° fanteria dopo aver subito gravi lesioni a entrambe le gambe per aver calpestato una mina su Qurghan Tepa Hill in Kunduz, Afghanistan giovedì 17 settembre 2010.

2010

Courtesy New York Times

La polvere vorticosa e i detriti della drammatica immagine di Winter derivano dalla vicinanza dell’elicottero di evacuazione, ma l’immagine potrebbe anche rappresentare, senza la sua didascalia, il tumulto e la violenza della guerra moderna. L’immagine confina con l’astratto ma si tira indietro per offrire dettagli precisi e significativi: mentre i corpi sullo sfondo sembrano dissolversi senza forma, in primo piano le teste sono piegate per proteggersi, velando i volti, e sono visibili tutte le mani tranne due.

114 | Rottura

Mauricio Lima

I profughi osservano un enorme pennacchio di fumo mentre decine di incendi bruciano capanne e negozi di fortuna nel campo chiamato “Jungle”, a Calais, nel nord della Francia. 26 ottobre 2016.

2016

Courtesy New York Times

Gli eventi del campo profughi “Jungle” a Calais rappresentano una ferita incancrenita a lungo termine nella vita europea. Il campo è stato avviato nel 2015 durante il culmine della recente crisi europea dell’immigrazione; è stato chiuso dal governo francese nell’ottobre 2016, dopo diversi tentativi falliti all’inizio dello stesso anno. Qui rappresentati dal fotoreporter Lima in una luce da incubo in stile Goya – sempre che luce sia la parola giusta – giovani uomini con zaini contenenti tutti i loro beni terreni guardano impotenti mentre il campo, che avevano aiutato a costruire, va in fiamme.

115 | Rottura

Gjorgji Lichovski

La polizia Macedone si scontra con i rifugiati alle frontiere chiuse

I bambini piangono mentre i migranti in attesa sul lato greco del confine sfondano un cordone di forze speciali di polizia macedoni, cercando di crearsi un varco verso la Macedonia, vicino alla città meridionale di Gevgelija, 21 agosto 2015.

2015

Courtesy EPA European Pressphoto Agency

Le migrazioni di massa sono troppo spesso una questione di statistiche senza alcuna umanità, ma una singola immagine può sfondare anche la loro corazza. Qui, Lichovski cattura l’agonia dei bambini migranti in un particolare giorno d’estate del 2015, quando una folla di disperati in attesa sul lato greco del confine sfondano un cordone di forze speciali di polizia macedoni, cercando di attraversare il confine verso la Macedonia vicino alla città meridionale di Gevgelija. Fotografie come questa mostrano dure verità e chiedono alle persone esterne alla situazione rappresentata di vedere e riflettere sulle realtà che vengono mostrate.

116 | Rottura

Sean Hemmerle

Brooks Brothers, WTC, New York, 12 Sep 2001

2001

Courtesy L’artista

Sullo scatto di questa foto, il fotogiornalista Hemmerle nota: “Essere impotenti di fronte alle avversità è un’esperienza sconvolgente e umiliante”. L’inquadratura dell’immagine da parte del fotografo sottolinea la stranezza della sua esperienza: si trova da solo nei confini immobili di un negozio di abbigliamento, la maggior parte delle camicie ancora ben impilate sui loro scaffali, una sedia e un tavolo in perfetto stato. Fuori, incorniciato dalla finestra saltata, incontriamo una scena di inimmaginabile caos e rovina. La frase ironica di un veicolo di passaggio, BASIC LIFE SUPPORT, completa il quadro surreale.

117 | Rottura

Sergey Dolzhenko

Partiti nazionalisti partecipano alla Parata dell’Orgoglio Nazionale a Kiev

Membri di diversi partiti nazionalisti bruciano razzi e sventolano bandiere durante la cosiddetta “Marcia dell’orgoglio nazionale” nel centro di Kiev, Ucraina, 22 febbraio 2017. I partiti politici ucraini di destra, tra cui “Svoboda”, il “Settore destro” e i membri del corpo di volontari “Azov”, hanno annunciato sforzi congiunti per fare pressione sulle autorità ucraine per l’attuazione delle riforme. Hanno anche chiesto di fermare il commercio degli affari ucraini con i separatisti sostenuti dalla Russia nell’Ucraina orientale.

2017

Courtesy EPA European Pressphoto Agency

Dolzhenko è un fotoreporter che non smette di mettere in discussione il suo ruolo di fotografo in situazioni complesse: “Sono una persona normale e ho le mie opinioni riguardo agli sviluppi politici nel mio paese, ma come giornalista non penso che il mio compito sia di influenzare gli eventi. Sì, forse posso imporre la mia opinione sugli altri attraverso le mie foto, ma quello non sarebbe giornalismo d’informazione, sarebbe la mia visione di una situazione. Non mi piace quel tipo di propaganda perché ha provocato troppo caos, violenza e morte, in passato. Preferisco dare alla gente la possibilità di trarre le proprie conclusioni”.

118 | Rottura

Daniel BereHulak

I detenuti dormono su un campo da basket in una prigione sovraffollata, facendo a turno per occupare ogni spazio disponibile al Quezon City Jail, uno dei penitenziari più congestionati del paese a Quezon City, nelle Filippine. Ci sono oltre 3.500 detenuti nel carcere, che era stato progettato e costruito per ospitarne 800 una sessantina di anni fa. 19 ottobre 2016

Courtesy New York Times

Berehulak è un fotoreporter che lavora in tutto il mondo e che, qualche anno fa, ha condotto un ampio studio sulle guerre per droga nelle Filippine per il New York Times. Qui mostra l’orrore del sovraffollamento in un penitenziario a Quezon City, uno dei più congestionati, dove i detenuti devono accontentarsi di dormire accampati in un campo da basket. Il carcere era stato progettato per 800 persone, ma in realtà vi si trovavano 3000 persone. Il lavoro di Berehulak ha finito per creare scompiglio tra le autorità, come spesso accade ai fotoreporter, e il giornale lo ha dovuto riportare a casa a causa delle serie minacce che aveva iniziato a ricevere.

119 | Rupture / Ora

Nicola Bertasi

Pandemic Postcards

2020

dalla serie Pandemic Papers

Courtesy L’artista

Immagini, collage e rielaborazioni digitali ©Nicola Bertasi a cura di Valeria Ribaldi

Sono arrivate misteriose cartoline indirizzate ai cittadini di questi tempi virulenti.
Istantanee di un quid pandemico che infetta il momento presente ed il passato recente di questo pianeta.
Un messaggio? Un avvertimento?
O uno scherzo della dimensione spazio-temporale?
Che importa. Eccole qui.

Nicola Bertasi

Pandemic Papers è un viaggio in un tempo indefinito in cui una collettività si trova unita a fronteggiare un evento insolito e spaventoso. E’ un messaggio che arriva da lontano, che si rivela nel presente e si trasforma in un memorandum per il futuro. Pandemic Papers è una raccolta di indizi nata grazie al ritrovamento di un archivio fotografico relativo all’Influenza Spagnola del 1918-19 negli Stati Uniti, il cui nome volutamente ricalca quello dei celebri ‘Pentagon Papers’ del New York Times.

Un richiamo agli storici documenti investigativi e, allo stesso tempo, la provocazione di un artista che diventa per caso ‘detective’.

Nicola Bertasi, durante il primo lockdown si trova davanti a questa serie di affascinanti immagini di inizio ‘900 che, come in un sogno appannato e confuso, si vanno a mescolare a quelle veicolate dai media odierni in un momento complesso come quello dei primi mesi del Covid19.

Ecco che quelle romantiche figure con le mascherine, i vecchi cartelli con divieti e i lontani ospedali da campo, si sono sovrapposti al bombardamento quotidiano di informazioni e a claim di nuovi indispensabili prodotti, a cui l’emergenza Covid ci ha improvvisamente sottoposto.

Questo black out visuale è stato trasposto in collage digitali ed interventi grafici e materici, mezzi attraverso cui l’autore immagina un mittente ignoto che ci invia un importante messaggio che attraversa il tempo e lo spazio: quello che accade oggi non è altro che una delle mille sfide che l’umanità ha già superato e a cui continuerà a fare fronte, guardare alla storia è un’opportunità per gestire il quotidiano e affrontare il futuro.

Fulcro dei Pandemic Papers, è la serie delle Pandemic Postcards, dieci finestre sospese nel tempo che intercettano tematiche comuni e rivelano parallelismi tra le due pandemie attraverso un secolo di storia, ognuna aggiornata con un update al 2020.

L’indagine sull’archivio prosegue con le immagini in grande formato in cui i collage, insieme ad elementi di colore, impattano con messaggi e suggestioni che ci che riportano al nostro presente.

La bellezza della nostra memoria conservata negli archivi è un dono che non possiamo permetterci di ignorare.

Attraverso di essa abbiamo accesso ad una esperienza collettiva, alle storie di tutti coloro che negli anni hanno affrontato le stesse difficoltà, le stesse guerre, gli stessi dolori: un inestimabile bagaglio di resilienza collettiva.
Valeria Ribaldi

120 | Rupture / Ora

Mikhail Palinchek

da sinistra

Sacchi di sabbia impilati intorno al monumento della Principessa Olga e degli Apostoli Andrea, Cirillo e Metodio per proteggerlo in caso di un possibile bombardamento Russo, Kiev, Ucraina, 1 Aprile 2022

Centro commerciale danneggiato dai bombardamenti il 21 Marzo 2022 in seguito ad un attacco missilistico su Kiev, Ucraina, 29 Marzo 2022

2022

Courtesy L’artista

Il solo menzionare la fotografia di guerra evoca immediatamente immagini orribili di morte e distruzione – come è normale che sia. All’inizio del XXI secolo, gli europei pensavano ormai di essersi lasciati alle spalle questa barbarie, ma hanno imparato sulla loro pelle che non era così. Però Mikhail Palinchak, fotografo documentarista ucraino di Kiev, pur osservando in maniera estremamente diretta il lato orribile della guerra, ci ricorda anche che le persone che la vivono non perdono la loro umanità, né il senso delle loro radici. Mentre i soldati sacrificano la loro vita per la patria, i cittadini si uniscono per proteggere il loro patrimonio.

121 | Rupture / Ora

Alina Smutko

Said Ismahilov, ex mufti dei Musulmani Ucraini e membro della difesa territoriale di Kiev nella sua abitazione in un appartamento a Bucha, vicino Kiev

2022

Courtesy L’artista

122A | Rupture / Ora

Alex Majoli

Polava, confine Italia-Slovenia, Italia

Nei 35 anni passati l’Unione Europea, zona senza frontiere, ha consentito libertà di residenza e di movimento tra gli stati membri a persone e merci. In seguito alla pandemia di inizio anno, il 17 marzo i leaders dell’Unione Europea hanno deciso che la migliore linea di azione fosse di fermare i movimenti tra gli Stati membri e ripristinare i controlli alle frontiere. Anche le piccole strade e i passaggi sono stati bloccati dagli Sloveni il 10 marzo. Alla data del 27 aprile un totale di 199.414 persone in Italia ha contratto il virus dall’inizio della pandemia, 26.977 di questi sono morti, più di qualunque altro Paese in Europa e seconda solo agli Stati Uniti.

2020

Courtesy L’artista

Alla fine del 2019, improvvisamente, il mondo è stato costretto a confrontarsi con un evento imprevisto, che sembrava appartenere a un passato ormai definitivamente superato, una pandemia in grado di uccidere, a oggi, quasi 6 milioni e mezzo di persone. L’Italia è stata tra i paesi più colpiti dal COVID, come hanno raccontato le cronache: le immagini di Alex Majoli trasformano il dato di attualità in visione tragica, utilizzando il potere dell’arte – in questo caso della fotografia – per una riflessione sulle zone buie dell’esistenza, degli individui e della società. Eventi come questo incidono sulla convivenza, sulle sue regole, sull’evoluzione del vivere comune, come dimostrano le frontiere che tornano a chiudersi, segno non solo metaforico delle conseguenze di una tale catastrofe.

122B | Rupture / Ora

Alex Majoli

Catania, Italia. Nella chiesa del cimitero

In seguito all’alto numero di morti tutti i funerali sono stati sospesi. Tutte le bare, sia all’interno della chiesa che all’obitorio, sono state sanificate per evitare il rischio di contagio.

2020

Courtesy L’artista

Alla fine del 2019, improvvisamente, il mondo è stato costretto a confrontarsi con un evento imprevisto, che sembrava appartenere a un passato ormai definitivamente superato, una pandemia in grado di uccidere, a oggi, quasi 6 milioni e mezzo di persone. L’Italia è stata tra i paesi più colpiti dal COVID, come hanno raccontato le cronache: le immagini di Alex Majoli trasformano il dato di attualità in visione tragica, utilizzando il potere dell’arte – in questo caso della fotografia – per una riflessione sulle zone buie dell’esistenza, degli individui e della società. Eventi come questo incidono sulla convivenza, sulle sue regole, sull’evoluzione del vivere comune, come dimostrano le frontiere che tornano a chiudersi, segno non solo metaforico delle conseguenze di una tale catastrofe.

123 | Rupture / Ora

Ludovica Bastianini

Covid 19, A Visual Diary from Naples, Italy

2020

Courtesy L’artista

Quando, nel marzo 2020, in Italia incomincia la quarantena nazionale, Bastianini decide di tenere un diario. Questa situazione senza precedenti immediatamente provoca nell’artista il bisogno di documentare l’inattesa esperienza che il mondo sta affrontando. Media diversi interagiscono sullo stesso supporto, le sue fotografie accanto alle immagini che riceve quotidianamente sul suo cellulare; foto scattate da altri, screenshots di video, immagini da internet e altre ancora. Obbligata al confinamento, sviluppa- come molti altri artisti nello stesso periodo- un nuovo modo di praticare la fotografia. Dalla impressionante quantità di dati da elaborare i problemi della società emergono in modo spontaneo: i fallimenti dei sistemi sanitari, il lavoro illegale, le fake news, la violenza sulle donne e i femminicidi, la manipolazione politica e i temi della salute mentale. Bastianini così afferma: “le epidemie sono epifanie che evidenziano le debolezze della società” (giorno 19).

124 | Rottura

Paolo Pellegrin

Il funerale di Anton Rodovenchyk, un soldato Ucraino di 18 anni ucciso vicino a Zhytomiryr. Babyn Village, Ucraina

2022

Courtesy Paolo Pellegrin racconta da decenni i conflitti in ogni parte del mondo, nella più pura tradizione del fotogiornalismo. L’invasione russa dell’Ucraina è purtroppo solo l’ultima – e con conseguenze più dirette per l’Europa – delle tante aree di crisi aperte nel mondo, e anche in questo conflitto si ripropongono le immagini di morte e distruzione di ogni guerra. Pellegrin predilige in questo caso uno sguardo ravvicinato sulla popolazione civile coinvolta senza nessuna responsabilità in questa tragedia: un’immagine in cui le donne sono involontarie protagoniste, costrette ad accompagnare una vittima nell’ultimo viaggio. Si tratta della vera, grande rottura nel percorso della “civilization”, il momento in cui tutte le conquiste dell’uomo sembrano venire letteralmente uccise dalla violenza cieca della guerra.

Paolo Pellegrin racconta da decenni i conflitti in ogni parte del mondo, nella più pura tradizione del fotogiornalismo. L’invasione russa dell’Ucraina è purtroppo solo l’ultima – e con conseguenze più dirette per l’Europa – delle tante aree di crisi aperte nel mondo, e anche in questo conflitto si ripropongono le immagini di morte e distruzione di ogni guerra. Pellegrin predilige in questo caso uno sguardo ravvicinato sulla popolazione civile coinvolta senza nessuna responsabilità in questa tragedia: un’immagine in cui le donne sono involontarie protagoniste, costrette ad accompagnare una vittima nell’ultimo viaggio. Si tratta della vera, grande rottura nel percorso della “civilization”, il momento in cui tutte le conquiste dell’uomo sembrano venire letteralmente uccise dalla violenza cieca della guerra.

125 | Rottura

Lois Conner

Hines, Puxi Construction

2016

Courtesy M97 Shanghai

Lois Conner fotografa Shanghai dal 1984, quando Pudong era ancora un cantiere navale e l’edificio più alto era soltanto di due piani. Oggi, quel passato sembra un sogno e, nel 2016, la fotografa si è trovata al 60° piano di One Museum Place, mentre venivano installate le ultime finestre. Improvvisamente, gli operai sono andati in pausa, restando in piedi sul cornicione della finestra, mentre lei si è posizionata il più indietro possibile; ha realizzato un’esposizione, poi si è spostata per aggiungere un altro strato, sulla stessa porzione di pellicola. Il risultato caleidoscopico è un ritratto riccamente dettagliato non solo di un edificio chiave, ma anche di una città in movimento in tutti i sensi.

126 | Rottura

Will Steacy

dall’alto

Don Sapatkin, Deputy Science & Medicine Editor, 6:44 pm

Don Sapatkin, Three Weeks Before the Move, 7:42 pm Don Sapatkin’s Desk, A Week Before The Move, 4:43 pm View From Don Sapatkin’s Desk, Day After The Move, 3:17 pm

2009

dalla serie Paolo Pellegrin racconta da decenni i conflitti in ogni parte del mondo, nella più pura tradizione del fotogiornalismo. L’invasione russa dell’Ucraina è purtroppo solo l’ultima – e con conseguenze più dirette per l’Europa – delle tante aree di crisi aperte nel mondo, e anche in questo conflitto si ripropongono le immagini di morte e distruzione di ogni guerra. Pellegrin predilige in questo caso uno sguardo ravvicinato sulla popolazione civile coinvolta senza nessuna responsabilità in questa tragedia: un’immagine in cui le donne sono involontarie protagoniste, costrette ad accompagnare una vittima nell’ultimo viaggio. Si tratta della vera, grande rottura nel percorso della “civilization”, il momento in cui tutte le conquiste dell’uomo sembrano venire letteralmente uccise dalla violenza cieca della guerra.

Courtesy L’artista

Il numero di quotidiani era cresciuto costantemente dalla rivoluzione americana fino a raggiungere più di 1200 negli anni ’90, il picco dell’industria. Nonostante le incursioni della televisione a partire dalla metà del 20° secolo, i giornali erano riusciti a resistere. Ma dall’avvento di internet la decimazione è stata precipitosa, con la caduta dei ricavi pubblicitari e profondi cali di abbonati. Steacy ritrae vividamente il declino di un giornale americano, (in questo caso, il trasloco in una sede più piccola) anche se il fenomeno si sta verificando universalmente. Ironicamente, è stato stimato che le fonti on-line traggono l’80% del loro contenuto da ciò che hanno letto sui giornali.